image_pdfimage_print

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/11/20/salvare-i-panda-e-questione-di-naso21.html

Il segreto è nel naso. Lì potrebbe esserci la chiave per salvare uno degli animali più delicati e amati al mondo: il panda, simbolo della lotta alla conservazione delle specie, della Cina, del Wwf e della fragilità dei nostri ecosistemi. Perché nonostante gli sforzi per preservalo il panda ha da sempre un problema: si accoppia pochissimo e non sempre riesce a procreare. Ma cosa succederebbe se gli scienziati riuscissero a stimolarlo con un particolare “profumo”, un ferormone legato alle informazioni sessuali? «Forse potremmo salvarlo» risponde Andrea Scaloni del Cnr-Ispaam, che ha appena partecipato a un’importante scoperta italo- franco-cinese: grazie al contributo dei laboratori italiani sono state infatti individuate nel muco nasale del panda alcune proteine fondamentali per la capacità dell’animale di rilevare la presenza di bambù e per le comunicazioni sessuali. «È un po’ come per l’urina con la quale i cani marcano il territorio» spiega Scaloni. «Nel panda siamo riusciti a individuare proteine nel muco nasale che facilitano la percezione dei ferormoni fondamentali per l’accoppiamento».

La ricerca, ora pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Science, è nata quando il professor Paolo Pelosi, che in Cina stava lavorando a una serie di esperimenti per ottenere più informazioni sul panda (di cui al mondo restano solo circa 1800 esemplari), ha inviato campioni di muco, saliva e sperma dell’animale ai laboratori del Cnr. Qui sonno stati esaminati da Scaloni e Simona Arena: utilizzando la spettrometria di massa, hanno analizzato le molecole. «Il panda appartiene alla famiglia degli orsi ma la sua dieta vegetariana lo rende davvero fragile: deve mangiare grandi quantità di bambù per ottenere il giusto apporto calorico e risulta comunque un animale pigro e lento. Questa “pigrizia” ostacola anche la sua riproduzione».

Nel dettaglio i ricercatori hanno individuato due proteine. Una è in grado di legare sostanze volatili dell’ambiente ed è quella responsabile della capacità del panda, decisiva, di percepire la presenza di bambù in modo da potersi nutrire. L’altra trasporta invece ferormoni, ancora da individuare, che sarebbero responsabili della trasmissione di informazioni sessuali.«Se riuscissimo a individuare questi ferormoni, e sarà il passaggio successivo dello studio, potremmo aiutare il panda a non estinguersi» conclude Scaloni.