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Pubblicato sulla Rivista di Suinicultura un interessante articolo sulla salvaguardia della Biodiversità

Analisi genetiche e tutela della biodiversità

biodiversità

Le incessanti attività antropiche, i cambiamenti climatici, la ricerca e il bisogno di produzioni ad alto rendimento, le nuove zoonosi e le recenti pandemie, hanno causato erosione genetica e degrado della biodiversità di tanti organismi viventi. In particolare, nel settore agroalimentare italiano tutti questi fattori hanno segnato profondamente gli allevamenti impegnati alla tutela e valorizzazione di razze locali o tipi genetici autoctoni (Tga) che rischiano l’estinzione a favore di altre razze cosmopolite di maggior interesse economico.
In Italia, in particolar modo nel settore suinicolo, infatti, si è assistito a una drastica riduzione delle specie indigene. Il numero delle razze autoctone è stato ridotto da una ventina a sole 6 attualmente riconosciute dal registro anagrafico dei Tga. Il registro anagrafico o libro genealogico, tenuto dall’Associazione nazionale allevatori suini (Anas), conserva le informazioni genealogiche dei soggetti iscritti al fine di monitorare i trend delle popolazioni tra cui lo stato di consanguineità che, se troppo elevato può essere anche causa di estinzione delle razze.

L’intero articolo è disponibile al seguente link:

https://suinicoltura.edagricole.it/dalla-ricerca/analisi-genetiche-e-tutela-della-biodiversita/




Cuglieri, idee a confronto per azioni di rigenerazione dopo l’incendio (Intervento del dott. Gianni Re – Ricercatore ISPAAM SS)

La tavola rotonda promossa dalla neonata “Associazione Montiferru” apre il Festival Anima Mundi

Montiferru - la devastazione dopo il fuoco

Trasformare idee e azioni in un progetto comune. È l’obiettivo della neonata Associazione Montiferru, che ha organizzato per domani una tavola rotonda dal titolo “Rigenerare il paesaggio, rigenerarsi e ricostituire un senso civico e di comunità”. L’evento è compreso nel ricco calendario del Festival Anima Mundi di Cuglieri: appuntamento alle 9 nel teatro dell’ex Seminario Pontificio.

“La tavola rotonda avrà un taglio aperto, dove gli esperti saranno interlocutori preziosi con la comunità che vorrà partecipare all’evento”, spiegano gli organizzatori. Moderatore sarà Sergio Nuvoli, responsabile della comunicazione istituzionale per l’Università di Cagliari.

Gli interventi di apertura saranno affidati al sindaco di Cuglieri, Giovanni Panichi, per i saluti istituzionali e a Gianluigi Bacchetta, botanico, ordinario dell’Università di Cagliari, in video conferenza. Poi spazio ai relatori, ecco l’elenco con i temi che ciascuno svilupperà.

Ignazio Camarda, già professore di Botanica sistematica presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, parlerà su “ La rigenerazione del bosco e le sue interazioni con il sistema agricolo, quali scelte per il futuro?”.

Sergio Vacca, già professore di Scienza del suolo presso l’Università di Sassari e sindaco di Milis (“L’assetto idrogeologico post catastrofe”).

Giuseppe Brundu, professore di Botanica ambientale applicata presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari.

Maurizio Mulas, professore associato di Arboricoltura, Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari (“L’ambiente e l’olivo, quale sistema per rigenerare l’ambiente primigenio?”).

Gianni Re, ricercatore ISPAAM CNR Sassari (“Il pascolo naturale e la rigenerazione del territorio, quali misure compatibili?”).

Marino Muntoni, direttore del Servizio ricerca nelle filiere olivicolo-olearia e viti-enologica, AGRIS Sardegna (“Buone pratiche di olivicoltura, dall’oliveto tradizionale alle nuove frontiere di sviluppo”).

Giuseppe Mariano Delogu, già comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale (“La prevenzione degli incendi, quali modelli sostenibili?”).

Monica Scanu, presidente del FAI Sardegna (“Il restauro del paesaggio e la gestione del territorio sono compatibili?”).

Annalisa Colombu, presidente Legambiente Sardegna (“Conservazione, tutela e attività antropiche, quali modelli alla luce del nuovo modello di sostenibilità”).

Daniela Carboni, direttore GAL Terras de Olia (“Il modello territoriale per la rigenerazione”).

Alessandro De Martini, dirigente Regione Sardegna (“Dialogo tra istituzioni, modello vincente?”).

Antonio Motzo, presidente Federcaccia per la provincia di Oristano (“Le attività venatorie e la rinascita del territorio, quali soluzioni condivise”).

La tavola rotonda sarà aperta e lascerà a tutti i cittadini la possibilità di intervenire.

Il Festival proseguirà con gli eventi organizzati per due giorni interi. L’arte, la musica, il teatro, la creatività: ogni evento sarà coerente con le tematiche di rigenerazione del paesaggio e della comunità, per spingere la ricostruzione, confrontandosi in una tavola rotonda in cui si discuterà di una nuova strategia di pianificazione del territorio con la sua molteplicità di paesaggi e produzioni, verso una visione condivisa nel rispetto della propria identità.

In entrambe le giornate il luogo centrale della manifestazione sarà l’Ex Seminario che ospiterà gli spettacoli nel suo Chiostro, mentre nel Parco si snoderà il percorso dei Saperi e Sapori. Qui i giovani imprenditori agricoli manderanno un messaggio chiaro di voglia di ripresa e rinascita dell’attività economica del paese, nonostante il momento di crisi; ci saranno anche spazi espositivi per artisti e verranno attivati laboratori, tra i quali quello della ricostruzione dei muretti a secco (patrimonio dell’umanità Unesco).

Per quanto riguarda gli spettacoli, domani sarà una grande giornata dedicata alla polifonia.

Grazie all’iniziativa dell’Ordine dei Medici Veterinari, dalle 19.00 alle 20.30 si terrà una esibizione di cori a quattro voci itinerante nel percorso del Parco con Su cuntzertu de Abbasanta, Su cuntrattu de Seneghe, Sos Cantores de Cuglieri. A seguire nel Chiostro si esibiranno il Coro Bonucaminu di Ardauli e Coro polifonico Ghentiana di Ruinas. L’iniziativa dell’Ordine dei Medici Veterinari è rivolta ad una raccolta fondi specifica per l’acquisto di una cisterna d’acqua per la lotta agli incendi.

A fine giornata, la Polifonica Santa Cecilia di Sassari, diretta dal maestro Matteo Taras, con Denise Gueye (voce solista) e Marco Carta (chitarra) nello spettacolo “”Romancero Gitano & Canciones Populares Antiguas” dedicato a Garcia Lorca.

Sempre domani, presso le fonti di Tiu Memmere, si racconteranno i riti della magica notte di San Giovanni, legati all’acqua e al fuoco, ripercorrendo memorie e leggende intorno a questi due elementi primordiali. Si rievocherà il “rito de s’abba muda”, per far conoscere e tramandare la tradizione, che si colloca come sincretismo tra i riti solstiziali della Sardegna e del mediterraneo. Parteciperà il chitarrista Ignazio Cadeddu. L’evento terminerà con un percorso-laboratorio all’interno di un oliveto secolare bruciato dall’incendio, come inizio di un cammino di rigenerazione.

Domenica l’appuntamento per la conoscenza del paesaggio sarà a Casteddu Etzu, la sommità da cui si domina tutta la vallata che dal Montiferru scende verso il mare. Incontro che si dipanerà tra musica e geologia, storia e leggenda sull’antico castello. Interverranno il musicista e geologo Sebastiano Dessanay e l’Associazione Marafé di Cuglieri per gli aspetti storici.

Per i laboratori dei saperi, si continuerà con la ricostruzione dei muretti a secco, e si proporrà inoltre un laboratorio per produrre l’antico detergente “sa lissia” a cura del Centro Studi MamaTerra.

Nel pomeriggio presso il Teatro, si potrà assistere alla proiezione di un filmato del regista Enrico Pau, anteprima di un documentario in corso di lavorazione realizzato durante i drammatici giorni degli incendi.

Spettacoli per bambini e famiglie. Come sempre il Festival ospita molte iniziative dedicate al pubblico dei più piccoli. Per questa edizione, sia sabato, sia domenica, si vedranno in azione “Il Circo a 3 ruote”, un laboratorio ludico-pedagogico a cura della coop. “La Famiglia”, uno spettacolo di musica con hang drum e bolle di sapone, la narrazione di una fiaba africana con Mamadou Mbengue e infine le marionette di Nadia Imperio, con un laboratorio e poi nel pomeriggio lo spettacolo.

Visite guidate. Altra attività sempre presente nel Festival sono le visite guidate nel territorio e le attività produttive. E’ prevista la visita al Museo Archelogico con l’associazione Marafé (domani) e al Museo dell’Olio di Giorgio Zampa (domenica).

Il festival si conclude il domenica con gli spettacoli musicali al chiostro: Golden Sun con Daniele Porta, chitarra acustica; Gianni Puddu, tastiera; Aurelio Serra, voce (in collaborazione con la Scuola Civica di Musica del Montiferru), a cui seguirà il concerto per piano e voce della cantante Ilaria Porceddu.

Fonte: https://www.linkoristano.it/2021/10/01/cuglieri-idee-a-confronto-per-azioni-di-rigenerazione-dopo-lincendio/




Il 24 Settembre Ritorna la Notte Europea Dei Ricercatori “MEET ME TONIGHT”

NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI “MEET ME TONIGHT”: faccia a faccia con CREO-CNR, la rete outreach degli Istituti CNR della Campania

Il 24 settembre 2021 torna l’appuntamento con la European Researchers’ Night (ERN), promosso dalla Commissione Europea. Nel progetto “Meet Me Tonight”, coordinato dall’Università FEDERICO II di Napoli, in Campania sono coinvolti oltre 50 soggetti pubblici e privati come Atenei, Enti di ricerca, Musei, impegnati nella divulgazione della scienza per una giornata “Faccia a faccia” con la ricerca.
L’Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo (ISPAAM) afferente a CREO-CNR (Campania REteOutreach), la neonata rete di divulgazione scientifica di 24 Istituti campani e del Comitato Unico di Garanzia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, partecipa in prima linea all’evento e propone le sue attività in modalità on line, in presenza e sui social.
Alla ricerca di animali e alimenti “Unici” (ISPAAM Napoli dott.ssa Viviana Genualdo e dott.ssa Fiorella Sarubbi)
La richiesta pressante di alimenti senza stagionalità, le emergenze sanitarie verificatesi, la presenza di prodotti alimentari competitivi sul mercato, hanno investito il settore agro-zootecnico italiano, che negli anni si è spinto sempre più all’importazione a discapito di produzioni proprie. L’attività mira a informare l’utente sull’importanza della biodiversità animale, che consente di impattare sempre meno sull’ambiente e ottenere prodotti a Km 0 made in Italy.

COMUNICATO STAMPA CNR: https://www.cnr.it/it/evento/17472

Link utili

http://www.f2meetmetonight.unina.it/uno-sguardo-anche-da-remoto/

https://www.cnr.it/it/evento/17472

http://www.f2meetmetonight.unina.it/napoli-il-programma/

http://www.f2meetmetonight.unina.it/portici-il-programma/

http://www.f2meetmetonight.unina.it/caserta-il-programma/

http://www.f2meetmetonight.unina.it/social-network/




Gas serra, formaggi e sviluppo sostenibile

Formaggi

 Si è tenuta giovedì 10 giugno su piattaforma web la conferenza finale del progetto LIFE Sheep To Ship. Si tratta di un progetto finalizzato a ridurre del 20% in 10 anni le emissioni di gas serra del settore lattiero-caseario ovino della Sardegna, attraverso l’individuazione e l’applicazione di tecniche eco-innovative. Coordinato dal CNR IBE (Responsabile Scientifico Dott. Pierpaolo Duce) e partecipato da CNR ISPAAM, UNISS, AGRIS, LAORE e Assessorato all’Ambiente della Regione Sardegna, Sheep to Ship è stato realizzato tra luglio 2016 e giugno 2021 e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma LIFE 2014-2020. La conferenza online ha proposto un dibattito promosso in un contesto europeo più ampio, che va dall’adattamento ai cambiamenti climatici ai percorsi per lo sviluppo sostenibile, dai Programmi per lo Sviluppo Rurale alla Strategia europea Green Deal, in una prospettiva multi-livello, rilevante per l’allevamento ovino.

Fonte: https://www.buongiornoalghero.it/contenuto/0/30/174911/gas-serra-formaggi-e-sviluppo-sostenibile




Nasce la SNAP: “Scuola nazionale di pastorizia”

La pastorizia, intesa come allevamento estensivo condotto mediante pascolo brado, è un’attività che ricopre un ruolo rilevante nelle aree rurali montane e insulari del nostro Paese. Infatti, consente non solo di produrre i formaggi, che esprimono nella loro interezza la tipicità e la tradizionalità del luogo in cui nascono, ma offre anche servizi socio-ambientali, come il mantenimento della biodiversità, del paesaggio e una riduzione dei rischi idro-geologici. Grazie a questi servizi la pastorizia contribuisce a ridurre l’abbandono delle aree rurali, offrendo un’attività lavorativa da cui ricavare un adeguato reddito, e a presiedere e mantenere vive e produttive queste aree più marginali. In questo contesto nasce la “Scuola nazionale di pastorizia”, che si pone come obiettivo principale quello di rivalorizzare la figura professionale del pastore, offrendo un’adeguata formazione, al termine della quale tutti coloro che vi parteciperanno saranno in grado di gestire adeguatamente l’attività pastorale.

Abbiamo parlato di questo progetto innovativo con tre membri del comitato organizzativo:

  • Luca Battaglini, Professore ordinario di Scienze e Tecnologie animali presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università degli Studi di Torino.
  • Antonello Franca, Dottore Agronomo e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso L’ISPAAM (Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo) di Sassari.
  • Michele Nori, Dottore Agronomo tropicale che da 25 anni lavora e si occupa di questioni legate alla pastorizia in diverse aree del mondo. Membro di Rete Appia, attualmente si trova presso il Robert Schuman Centre, European University Institute.
1. “Come è nata l’idea di realizzare il progetto “Scuola nazionale di pastorizia” (SNAP) e qual è lo scopo del progetto?”

L’idea nasce dal percorso portato avanti all’interno del programma SNAI (Strategie Nazionali Aree Interne), che si occupa di comprendere quali siano le dinamiche e le ragioni legate allo spopolamento e all’invecchiamento dell’età media delle popolazioni che abitano ed operano nelle aree interne rurali montane ed insulari, ovvero quelle aree che hanno difficile accesso ai servizi e ai mercati. Queste zone rappresentano un’ottima opportunità di lavoro e di maggiore integrazione per la popolazione migrante, nonché una prospettiva allettante anche per i neo-rurali, ovvero quei giovani che vogliono vivere e lavorare in questi territori. Perciò si è sentita la necessità di porre maggiore attenzione alla pastorizia, che rappresenta in queste aree più interne una delle poche attività che può fornire un adeguato impiego e reddito, garantendo anche la manutenzione del territorio. Come ci spiega Michele Nori: “un problema serio e sentito non solo nelle aree interne italiane ma, con dinamiche simili, anche nei paesi dell’Europa mediterranea, ovvero dell’Europa del sud (Spagna, Grecia, Francia), riguarda il ricambio generazionale.” Il ricambio generazionale è un deficit di cui il settore della pastorizia soffre molto; per questo motivo uno dei principali obiettivi della scuola è quello di colmare tale vuoto strutturale. Inoltre, il problema di oggi è che la manodopera attuale del settore della pastorizia non riesce a diventare imprenditoriale. Come conseguenza inevitabile della mancanza di imprenditori e di manodopera, quando i titolari delle aziende della generazione prossima alla pensione vogliono dismettere, non sanno a chi lasciare o vendere l’azienda, quindi è un capitale che viene perso. “Il mestiere del pastore – aggiunge a tal proposito Antonello Franca – non ha più appeal, nonostante continui a suscitare un certo fascino dal punto di vista letterario e cinematografico. Poiché i ragazzi non sono più motivati ad intraprendere questo tipo di attività, è necessario arricchire le conoscenze tradizionali legate alla pastorizia con concetti di innovazione e trasformazione. La scuola quindi valorizza ampiamente le conoscenze già note, ovvero la gestione tradizionale dell’azienda, degli animali e del territorio, ma a ciò si deve aggiungere qualcosa di innovativo per poter semplificare lo svolgimento di tale lavoro. La chiave quindi di questo progetto è la valorizzazione del mestiere del pastore e il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso una conoscenza innovativa delle tecniche di gestione.” L’obiettivo principale della scuola è quindi quello di creare una nuova generazione di allevatori estensivi, che siano adeguatamente formati tramite conoscenze tradizionali ed innovative, e che sappiano svolgere la loro professione in qualunque territorio. Un altro aspetto molto importante, sottolineato dal professor Luca Battaglini, è che la scuola si pone come ulteriore obiettivo quello di valorizzare le realtà locali e tradizionali italiane, dagli ambienti montani delle Alpi e degli Appennini, fino alle realtà insulari e pianeggianti.

2. “Quali sono i maggiori fruitori di tale iniziativa?”

La scuola è aperta a tutti, sia ai giovani inesperti che agli allevatori di professione. Il requisito principale da possedere è l’entusiasmo, la passione e la voglia di voler fare di questo antico mestiere la propria professione.

3. “Da chi è composto il personale che dovrà formare gli studenti e quali sono le conoscenze acquisite frequentando la scuola?”

A tal proposito ci risponde il professor Luca Battaglini: “il nostro progetto si discosta dal termine canonico di “scuola”, e le conoscenze che vogliono essere trasmesse sono riassumibili in due punti fondamentali: formare le nuove leve mediante un’adeguata preparazione di base e fornire corsi di aggiornamento per gli allevatori che fanno già questo mestiere. Per questo motivo il “corpo docente” sarà costituito dalle seguenti figure: in primo luogo dagli allevatori, che svolgeranno attività di tutoraggio mettendo a disposizione la loro azienda ed esperienza fornendo adeguate soluzioni alle problematiche connesse a questo tipo di allevamento. Essendo l’intero corso basato non solo su lezioni frontali, ma soprattutto su attività all’aperto di contatto diretto con la realtà pastorale, la figura degli allevatori gioca un ruolo centrale. A supporto della formazione teorica saranno presenti tecnici, docenti e ricercatori che si occupano specificatamente di diversi settori, come l’economia, l’agronomia, la zootecnia, ma anche veterinari ed esperti del mercato, delle normative e della burocrazia. Le conoscenze quindi fornite ai corsisti sono moltissime e riguardano tutti gli aspetti dell’intera filiera; tra queste, di particolare rilievo sono il benessere animale, i servizi ecosistemici e la biodiversità, questo soprattutto per far conoscere al consumatore qual è il senso profondo che lega il prodotto finale al produttore e al territorio.”

4. “Infine, quali sono le prospettive future?”

Attualmente la scuola non è ancora operativa, ma l’obiettivo è quello di poter iniziare presumibilmente una prima fase sperimentale in Piemonte nel 2022, per poi estendere il progetto in tutto il territorio regionale nazionale, coinvolgendo attività pubbliche e private.
Far riscoprire il mestiere del pastore e renderlo una figura professionalizzante riconosciuta è uno dei punti di arrivo di questo progetto, unito ovviamente alla valorizzazione del territorio, del mercato e della tradizione.

Fonte: https://www.ruminantia.it/nasce-la-snap-scuola-nazionale-di-pastorizia/




Genobu punta a migliorare la filiera bufalina

“Genobu ha l’obiettivo di sviluppare tecnologie e metodologie innovative per migliorare la filiera bufalina mediante la selezione genetica dei migliori riproduttori bufalini”

Con la pubblicazione del decreto direttoriale da parte del Mur, parte ufficialmente il progetto “Sequenziamento del genoma bufalino per il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni agro-alimentari – Genobu” che vede capofila il consorzio Biogene (Ceinge) e come coordinatore scientifico l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo (Cnr-Ispaam)

Genobu è un progetto Pon1 in area Agrifood, finanziato nell’ambito dei progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle 4 regioni della convergenza. Il Cnr partecipa mettendo a disposizione il know-how interdisciplinare di due istituti afferenti al Dipartimento di scienze agroalimenrati (Cnr-Disba): l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo (Cnr-Ispaam) e l’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Cnr-Ibba), anche esercitando un ruolo di collegamento e coordinamento tra enti di ricerca, aziende del settore industriale e del settore zootecnico bufalino.

Il progetto vede coinvolti anche il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università Federico II, il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Salerno e l’Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufaline (Anasb), come aziende del settore industriale il consorzio Biogene (Ceinge), la Neatec S.p.a. e la Avantech Group S.r.l., e come aziende del settore zootecnico bufalino l’Azienda agricola Iemma.

Genobu ha l’obiettivo di sviluppare tecnologie e metodologie innovative per migliorare la filiera bufalina mediante la selezione genetica dei migliori riproduttori bufalini attraverso:

a) ri-sequenziamento del genoma e dell’esoma di un maschio bufalino (razza Mediterranea italiana) di alto valore genomico mediante le più moderne tecniche di sequenziamento;
b) selezione genetica di bufale resistenti a malattie endemiche come brucellosi e tubercolosi;
c) selezione di riproduttori per caratteri quali-quantitativi del latte e suoi derivati mediante marcatori molecolari;
d) incremento della progenie femminile mediante seme sessato e testato mediante spermio-Fish;
e) selezione citogenetica di riproduttori esenti da anomalie cromosomiche con estensione delle mappe citogenetiche;
f) profili proteomici di organi e fluidi biologici per la valorizzazione e il tracciamento delle materie prime dalla filiera bufalina.

Con le ricerche in itinere, la componente industriale ed aziendale al tempo stesso produrrà:

g) microarray di Snps specifici per la selezione su vasta scala di riproduttori che meglio assicurino incrementi quali-quantitative delle produzioni e/o resistenza alle malattie infettive;
h) software per la messa a punto di indici genomici;
i) schede sanitarie degli animali;
l) strumenti per il tracciamento e la valorizzazione della filiera bufalina;
m) un Portale Bufalino per favorire l’integrazione e la comunicazione tra gli specialisti del settore (ricercatori, veterinari, allevatori) ed i consumatori.

Il progetto ha un importo totale di circa 8 milioni di euro ed avrà una durata di tre anni a partire dal 01/01/2021.

Fonte: https://www.corrierenazionale.it/2021/03/28/genobu-punta-migliorare-filiera-bufalina/




L’ISPAAM coordinatore scientifico del progetto di ricerca “Genobu”

Si chiama Genobu, durerà tre anni ed è stato finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca: punta a selezionare individui resistenti alle zoonosi e ad utilizzare i marcatori molecolari per rafforzare la tracciabilità delle produzioni zootecniche innalzandone la qualità

Bufale

Il ministero dell’Università e della ricerca ha dato il definitivo via libera al progetto di ricerca “Sequenziamento del genoma bufalino per il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni agro-alimentari” denominato “Genobu” che vede capofila il Consorzio Biogene (Ceinge) e come coordinatore scientifico l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale per le ricerche (Cnr-Ispaam). Il progetto vale circa otto milioni di euro ed avrà una durata di tre anni a partire da gennaio 2021. Lo rende noto il Cnr con una nota esplicativa per la stampa.

Genobu è un progetto Piano operativo nazionale 1 in area Agrifood, finanziato nell’ambito dei progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle quattro regioni italiane designate nell’obiettivo della convergenza Ue: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Il Cnr partecipa mettendo a disposizione il know-how interdisciplinare di due istituti afferenti al dipartimento di Scienze agroalimentari (Cnr-Disba): l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo (Cnr-Ispaam) e l’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Cnr-Ibba), anche esercitando un ruolo di collegamento e coordinamento tra enti di ricerca, aziende del settore industriale e del settore zootecnico bufalino.

Genobu vede coinvolti anche il dipartimento di Scienze agrarie dell’Università degli Studi Federico II di Napoli il dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Salerno e l’Associazione nazionale allevatori specie bufalina (Anasb). Come aziende del settore industriale ci sono il consorzio Biogene (Ceinge), la Neatec Spa e la Avantech Group Srl, e come aziende del settore zootecnico bufalino l’Azienda agricola Iemma.

Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare tecnologie e metodologie innovative per migliorare la filiera bufalina mediante la selezione genetica dei migliori riproduttori bufalini.
Diversi gli strumenti adottati, si comincia dal ri-sequenziamento del genoma e dell’esoma di un maschio bufalino di razza Mediterranea italiana di alto valore genomico mediante le più moderne tecniche di sequenziamento per poi puntare alla selezione genetica di bufale resistenti a malattie endemiche come brucellosi e tubercolosima anche selezione citogenetica di riproduttori esenti da anomalie cromosomiche con estensione delle mappe citogenetiche” è scritto nella nota.

E se queste ambiziose linee di ricerca riguardano obiettivi di sanità animale, non mancano quelli puntati sulla qualità e costanza nel tempo delle produzioni zootecniche. A cominciare dalla “selezione di riproduttori per caratteri quali-quantitativi del latte e suoi derivati mediante marcatori molecolaripassando per un “incremento della progenie femminile mediante seme sessato e testato mediante spermio-Fish“.
Per quanto riguarda la rintracciabilità dei prodotti zootecnici saranno delineatiprofili proteomici di organi e fluidi biologici per la valorizzazione e il tracciamento delle materie prime dalla filiera bufalina“.

Con le ricerche in itinere, la componente industriale e aziendale al tempo stesso produrrà:

  • microarray di Snps specifici per la selezione su vasta scala di riproduttori che meglio assicurino incrementi qualitativi e quantitativi delle produzioni e resistenza alle malattie infettive,
  • software per la messa a punto di indici genomici,
  • schede sanitarie degli animali,
  • strumenti per il tracciamento e la valorizzazione della filiera bufalina,
  • un Portale bufalino per favorire l’integrazione e la comunicazione tra gli specialisti del settore (ricercatori, veterinari, allevatori) ed i consumatori.

Fonte: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/2021/03/24/bufala-un-progetto-di-ricerca-genomica-da-otto-milioni-di-euro/69830?utm_source=notifiche&utm_medium=email&utm_campaign=notifica-azienda-7536&utm_content=kANArticolo-69830#.YFxHQFabjFg.facebook




Medicina personalizzata, a Daniela Gallo premio per studio su pazienti con tumore della cervice localmente avanzato

Alla ricercatrice dell’Università Cattolica il Premio “Best Practice in Personalised Medicine 2020”. La ricerca pubblicata sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research.

L’identificazione di una firma molecolare in grado di predire l’esito del trattamento chemioradioterapico neoadiuvante (Crt) nelle pazienti con tumore della cervice localmente avanzato è valso il Premio “Best Practice in Personalised Medicine 2020” dall’International Consortium for Personalised Medicine ( ICPerMed) a Daniela Gallo, Dirigente sanitario dell’Università Cattolica e Responsabile dell’Unità di Medicina Traslazionale per la Salute della Donna e del Bambino del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs. Il lavoro scientifico, i cui risultati ottenuti sono stati brevettati, è stato condotto da un team di ricercatori e clinici coordinati da Daniela Gallo insieme a Giovanni Scambia, Ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica presso l’Università Cattolica e Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs.

In futuro è previsto lo sviluppo di un kit destinato ad uno screening rapido e poco costoso sulle pazienti da validare in studi clinici multicentrici. Una volta confermati su una coorte più ampia di pazienti, questi risultati potrebbero rappresentare un importante sviluppo verso l’applicazione di approcci terapeutici personalizzati nel trattamento del tumore della cervice localmente avanzato.

L’Ente che ha attribuito il premio (ICPerMed) è un consorzio internazionale per la medicina personalizzata di cui fanno parte oltre 40 partner europei e internazionali che rappresentano Ministeri, organizzazioni pubbliche e private di finanziamento della ricerca sanitaria “no-profit”, organizzazioni politiche e la Commissione europea (CE).

Daniela Gallo ha ricevuto il premio e presentato i risultati del progetto in occasione dell’ICPerMed Conference 2021 che si è svolta nei giorni 25 e 26 febbraio scorsi, in modalità virtuale.

Il riconoscimento, giunto alla terza edizione e istituito con l’obiettivo di incoraggiare e diffondere esempi di buone pratiche nella medicina personalizzata, è stato assegnato alla dottoressa Gallo in qualità di principale autore dello studio “A combined ANXA2-NDRG1-STAT1 gene signature predicts response to chemoradiotherapy in cervical cancer”. La ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research, è frutto della collaborazione multidisciplinare tra la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e l’ENEA – Divisione Tecnologie e metodologie per la salvaguardia della salute (in collaborazione con ISPAAM- CNR).

Fonte: https://www.panoramasanita.it/2021/03/18/medicina-personalizzata-a-daniela-gallo-premio-per-studio-su-pazienti-con-tumore-della-cervice-localmente-avanzato/




La qualità della mozzarella: il progetto Genobu

Con la pubblicazione del decreto direttoriale da parte del Mur, parte ufficialmente il progetto “Sequenziamento del genoma bufalino per il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni agro-alimentari – Genobu” che vede capofila il consorzio Biogene (Ceinge) e come coordinatore scientifico l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo (Cnr-Ispaam)

Genobu è un progetto Pon1 in area Agrifood, finanziato nell’ambito dei progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle 4 regioni della convergenza. Il Cnr partecipa mettendo a disposizione il know-how interdisciplinare di due istituti afferenti al Dipartimento di scienze agroalimenrati (Cnr-Disba):  l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo (Cnr-Ispaam) e l’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Cnr-Ibba), anche esercitando un ruolo di collegamento e coordinamento tra enti di ricerca, aziende del settore industriale e del settore zootecnico bufalino.

Il progetto vede coinvolti anche il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università Federico II, il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Salerno e l’Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufaline (Anasb), come aziende del settore industriale il consorzio Biogene (Ceinge), la Neatec S.p.a. e la Avantech Group S.r.l., e come aziende del settore zootecnico bufalino l’Azienda agricola Iemma.

Genobu ha l’obiettivo di sviluppare tecnologie e metodologie innovative per migliorare la filiera bufalina mediante la selezione genetica dei migliori riproduttori bufalini attraverso:

a) ri-sequenziamento del genoma e dell’esoma di un maschio bufalino (razza Mediterranea italiana) di alto valore genomico mediante le più moderne tecniche di sequenziamento;
b) selezione genetica di bufale resistenti a malattie endemiche come brucellosi e tubercolosi;
c) selezione di riproduttori per caratteri quali-quantitativi del latte e suoi derivati mediante marcatori molecolari;
d) incremento della progenie femminile mediante seme sessato e testato mediante spermio-Fish;
e) selezione citogenetica di riproduttori esenti da anomalie cromosomiche con estensione delle mappe citogenetiche;
f) profili proteomici di organi e fluidi biologici per la valorizzazione e il tracciamento delle materie prime dalla filiera bufalina.

Con le ricerche in itinere, la componente industriale ed aziendale al tempo stesso produrrà:

g) microarray di Snps specifici per la selezione su vasta scala di riproduttori che meglio assicurino incrementi quali-quantitative delle produzioni e/o resistenza alle malattie infettive;
h) software per la messa a punto di indici genomici;
i) schede sanitarie degli animali;
l) strumenti per il tracciamento e la valorizzazione della filiera bufalina;
m) un Portale Bufalino per favorire l’integrazione e la comunicazione tra gli specialisti del settore (ricercatori, veterinari, allevatori) ed i consumatori.

Il progetto ha un importo totale di circa 8 milioni di euro ed avrà una durata di tre anni a partire dal 01/01/2021.

Per informazioni:
Leopoldo Iannuzzi
Cnr – Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo (Ispaam)
Ricercatore associato
Via Enrico Fermi, 1
Portici (NA)
leopoldo.iannuzzi@cnr.it

Fonte: https://www.cnr.it/it/news/10080/la-qualita-della-mozzarella-il-progetto-genobu




La scoperta: anche alle piante serve lo iodio

Una ricerca di biologia vegetale della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con il Cnr di Pisa e Napoli, individua 82 proteine coinvolte in vari processi, come l’attivazione di un sistema di allerta precoce che difende la pianta dai danni da stress abiotico e biotico

Fondamentale per la salute umana, e anche per le piante. Lo iodio è infatti essenziale per il corretto funzionamento della tiroide e, in particolare, per la produzione degli ormoni tiroidei. Non era però noto che lo iodio fosse un elemento necessario anche per la fisiologia delle piante, al pari di altri microelementi come il ferro, il magnesio e molti altri. In una recente ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Frontiers in plant science, un team di ricercatori del Laboratorio PlantLab dell’istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e con l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Cnr di Napoli, ha dimostrato l’importanza dello iodio in ambito botanico. Si tratta di una scoperta che apre a nuove applicazioni per arrivare a un incremento della produzione agricola. Grazie ad un approccio sperimentale integrato che ha coinvolto ricercatori con competenze specialistiche è stato dimostrato che le piante richiedono iodio per una corretta fioritura, per una maggiore produzione di semi, per un’aumentata biomassa e per una fotosintesi efficiente (il processo di conversione della luce solare in energia chimica). Per la prima volta nella biologia vegetale si è venuti dunque a conoscenza della funzione di proteine iodinate, ossia proteine che legano lo iodio, che quindi entra a far parte integrante delle proteine delle piante. Una scoperta mai avvenuta prima d’ora nel mondo della biologia vegetale. Le 82 proteine identificate sono coinvolte in vari processi come l’attivazione di un sistema di allerta precoce che difende la pianta dai danni da stress abiotico e biotico. “Con questo studio – spiega Pierdomenico Perata, docente di Fisiologia vegetale e responsabile del PlantLab – abbiamo dimostrato che lo iodio esercita un effetto benefico sulle piante, anche se usato in piccolissime quantità. Una scoperta ancora più importante è stata la dimostrazione della presenza dello iodio nelle proteine vegetali. Lo iodio si comporta quindi come diversi micronutrienti essenziali per la crescita e lo sviluppo delle piante”.  La ricerca è stata sostenuta finanziariamente da SQM, azienda internazionale con una lunga storia nella produzione e nella commercializzazione di fertilizzanti, estratti nel deserto di Atacama in Cile.

Fonte:https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/02/23/news/anche_alle_piante_serve_lo_iodio-288838892/