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Nasce la SNAP: “Scuola nazionale di pastorizia”

La pastorizia, intesa come allevamento estensivo condotto mediante pascolo brado, è un’attività che ricopre un ruolo rilevante nelle aree rurali montane e insulari del nostro Paese. Infatti, consente non solo di produrre i formaggi, che esprimono nella loro interezza la tipicità e la tradizionalità del luogo in cui nascono, ma offre anche servizi socio-ambientali, come il mantenimento della biodiversità, del paesaggio e una riduzione dei rischi idro-geologici. Grazie a questi servizi la pastorizia contribuisce a ridurre l’abbandono delle aree rurali, offrendo un’attività lavorativa da cui ricavare un adeguato reddito, e a presiedere e mantenere vive e produttive queste aree più marginali. In questo contesto nasce la “Scuola nazionale di pastorizia”, che si pone come obiettivo principale quello di rivalorizzare la figura professionale del pastore, offrendo un’adeguata formazione, al termine della quale tutti coloro che vi parteciperanno saranno in grado di gestire adeguatamente l’attività pastorale.

Abbiamo parlato di questo progetto innovativo con tre membri del comitato organizzativo:

  • Luca Battaglini, Professore ordinario di Scienze e Tecnologie animali presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università degli Studi di Torino.
  • Antonello Franca, Dottore Agronomo e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso L’ISPAAM (Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo) di Sassari.
  • Michele Nori, Dottore Agronomo tropicale che da 25 anni lavora e si occupa di questioni legate alla pastorizia in diverse aree del mondo. Membro di Rete Appia, attualmente si trova presso il Robert Schuman Centre, European University Institute.
1. “Come è nata l’idea di realizzare il progetto “Scuola nazionale di pastorizia” (SNAP) e qual è lo scopo del progetto?”

L’idea nasce dal percorso portato avanti all’interno del programma SNAI (Strategie Nazionali Aree Interne), che si occupa di comprendere quali siano le dinamiche e le ragioni legate allo spopolamento e all’invecchiamento dell’età media delle popolazioni che abitano ed operano nelle aree interne rurali montane ed insulari, ovvero quelle aree che hanno difficile accesso ai servizi e ai mercati. Queste zone rappresentano un’ottima opportunità di lavoro e di maggiore integrazione per la popolazione migrante, nonché una prospettiva allettante anche per i neo-rurali, ovvero quei giovani che vogliono vivere e lavorare in questi territori. Perciò si è sentita la necessità di porre maggiore attenzione alla pastorizia, che rappresenta in queste aree più interne una delle poche attività che può fornire un adeguato impiego e reddito, garantendo anche la manutenzione del territorio. Come ci spiega Michele Nori: “un problema serio e sentito non solo nelle aree interne italiane ma, con dinamiche simili, anche nei paesi dell’Europa mediterranea, ovvero dell’Europa del sud (Spagna, Grecia, Francia), riguarda il ricambio generazionale.” Il ricambio generazionale è un deficit di cui il settore della pastorizia soffre molto; per questo motivo uno dei principali obiettivi della scuola è quello di colmare tale vuoto strutturale. Inoltre, il problema di oggi è che la manodopera attuale del settore della pastorizia non riesce a diventare imprenditoriale. Come conseguenza inevitabile della mancanza di imprenditori e di manodopera, quando i titolari delle aziende della generazione prossima alla pensione vogliono dismettere, non sanno a chi lasciare o vendere l’azienda, quindi è un capitale che viene perso. “Il mestiere del pastore – aggiunge a tal proposito Antonello Franca – non ha più appeal, nonostante continui a suscitare un certo fascino dal punto di vista letterario e cinematografico. Poiché i ragazzi non sono più motivati ad intraprendere questo tipo di attività, è necessario arricchire le conoscenze tradizionali legate alla pastorizia con concetti di innovazione e trasformazione. La scuola quindi valorizza ampiamente le conoscenze già note, ovvero la gestione tradizionale dell’azienda, degli animali e del territorio, ma a ciò si deve aggiungere qualcosa di innovativo per poter semplificare lo svolgimento di tale lavoro. La chiave quindi di questo progetto è la valorizzazione del mestiere del pastore e il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso una conoscenza innovativa delle tecniche di gestione.” L’obiettivo principale della scuola è quindi quello di creare una nuova generazione di allevatori estensivi, che siano adeguatamente formati tramite conoscenze tradizionali ed innovative, e che sappiano svolgere la loro professione in qualunque territorio. Un altro aspetto molto importante, sottolineato dal professor Luca Battaglini, è che la scuola si pone come ulteriore obiettivo quello di valorizzare le realtà locali e tradizionali italiane, dagli ambienti montani delle Alpi e degli Appennini, fino alle realtà insulari e pianeggianti.

2. “Quali sono i maggiori fruitori di tale iniziativa?”

La scuola è aperta a tutti, sia ai giovani inesperti che agli allevatori di professione. Il requisito principale da possedere è l’entusiasmo, la passione e la voglia di voler fare di questo antico mestiere la propria professione.

3. “Da chi è composto il personale che dovrà formare gli studenti e quali sono le conoscenze acquisite frequentando la scuola?”

A tal proposito ci risponde il professor Luca Battaglini: “il nostro progetto si discosta dal termine canonico di “scuola”, e le conoscenze che vogliono essere trasmesse sono riassumibili in due punti fondamentali: formare le nuove leve mediante un’adeguata preparazione di base e fornire corsi di aggiornamento per gli allevatori che fanno già questo mestiere. Per questo motivo il “corpo docente” sarà costituito dalle seguenti figure: in primo luogo dagli allevatori, che svolgeranno attività di tutoraggio mettendo a disposizione la loro azienda ed esperienza fornendo adeguate soluzioni alle problematiche connesse a questo tipo di allevamento. Essendo l’intero corso basato non solo su lezioni frontali, ma soprattutto su attività all’aperto di contatto diretto con la realtà pastorale, la figura degli allevatori gioca un ruolo centrale. A supporto della formazione teorica saranno presenti tecnici, docenti e ricercatori che si occupano specificatamente di diversi settori, come l’economia, l’agronomia, la zootecnia, ma anche veterinari ed esperti del mercato, delle normative e della burocrazia. Le conoscenze quindi fornite ai corsisti sono moltissime e riguardano tutti gli aspetti dell’intera filiera; tra queste, di particolare rilievo sono il benessere animale, i servizi ecosistemici e la biodiversità, questo soprattutto per far conoscere al consumatore qual è il senso profondo che lega il prodotto finale al produttore e al territorio.”

4. “Infine, quali sono le prospettive future?”

Attualmente la scuola non è ancora operativa, ma l’obiettivo è quello di poter iniziare presumibilmente una prima fase sperimentale in Piemonte nel 2022, per poi estendere il progetto in tutto il territorio regionale nazionale, coinvolgendo attività pubbliche e private.
Far riscoprire il mestiere del pastore e renderlo una figura professionalizzante riconosciuta è uno dei punti di arrivo di questo progetto, unito ovviamente alla valorizzazione del territorio, del mercato e della tradizione.

Fonte: https://www.ruminantia.it/nasce-la-snap-scuola-nazionale-di-pastorizia/